"In sostanza quello che vi chiedo è di rispondere onestamente, non ora, possiamo tranquillamente arrivare a luglio e poi decidere se proseguire o se siete in grado di andare avanti da soli".
Non so se questa domanda ci è stata posta con il reale intento di chiudere il Centro, oppure perchè per noi discepoli fosse arrivato il momento di porcela. So che me la sto ponendo e so che è davvero importante rispondere con onestà, ne va della mia pratica.
Se penso alla grandezza del Dharma, all’enorme impatto che ha avuto in me, alla progressiva crescita che ha portato nella mia vita, sono certissima che niente e nessuno potrà portarmi via dal Sentiero, ormai è il mio modo di vedere, il Dharma. Proseguirò finchè posso, fino all’ultimo istante di vita (per questa posso garantire e per le prossime si fa quel che si può:)).
A luglio terminerà il mio sesto anno di frequenza al Centro, mi volto un attimo per osservare più da vicino questi 6 anni.
Trovo una persona totalmente diversa che si affaccia timida alla porta della saletta.
Ricordo le mie incertezze, ricordo il mio atteggiamento sospettoso che mi spingeva a mettere tutto sotto alla lente di un microscopio, i soldi che mi venivano richiesti, gli atteggiamenti delle persone che erano lì…
Mi ricordo che una volta andò via la luce, ricordo di aver avuto paura che mi facessero qualcosa di male:)
Però ricordo anche che da subito sono stata catturata dai discorsi che sentivo, da subito la sensazione era di ascoltare qualcosa che già sapevo, ma che dovevo portare a galla.
Ricordo che dopo circa tre mesi, stanca delle prediche del Maestro sulla mia frequenza saltuaria, decisi di smettere per ribadire il mio diritto (visto che pagavo) di fare ciò che volevo. Ricordo che nonostante fossi più che decisa a non andare più, una vocina da dentro accompagnava le mie giornate. Non era proprio un senso di colpa, era qualcosa che mi avvertiva che stavo sbagliando, che stavo perdendo molto, che aveva ragione il Maestro.
Mi ricordo bene quanto è stato difficile mettere l’orgoglio sotto ai piedi e tornare, soprattutto quando mi si chiese di pagare le quote dei mesi che avevo saltato.
Ricordo che da quel giorno la mia frequenza è stata più assidua, anche se era ancora molto, molto condizionata dagli altri impegni della mia vita.
Mi ricordo alcuni istanti in cui le cose che avevo ascoltato là trovavano un riscontro nella vita vera, cominciavano davvero a far parte di me; ricordo come un giorno, dopo circa un paio d’anni, cominciai ad intuire che il concetto di reincarnazione non era poi così assurdo, soprattutto per una mente impostata sulla scienza come la mia. In fondo è un’energia che passa da un corpo all’altro, niente di più comune in fisica. Mi chiedevo come mai ci avessi messo tanto a capirla, a crederci.
Era fantastico, tutto cominciava a tornare, ad avere un senso logico. Ci si può credere o no, ma almeno erano teorie coerenti, non contraddittorie come quelle cattoliche.
Passavano i mesi e la mia pratica continuava, a passi lenti forse, ma non si è mai fermata. Ormai la mia vita ne era pregna, anche se non sempre riuscivo a mettere in pratica gli insegnamenti come avrei dovuto, anche se ancora sbagliavo (e sbaglio) molto, ma non mi sono mai fermata, ogni giorno c’era qualcosa di nuovo (e c’è).
Ho anche imboccato una via sbagliata, entusiasta dei miei cambiamenti e dei miei miglioramenti, li ho utilizzati per accrescere il mio ego. La comprensione mi stava portando verso l’autoesaltazione anzichè verso la Compassione. E’ un tranello dell’ego davvero sottile, e io ci sono caduta con tutte le scarpe. E’ che si pensa di fare il bene degli altri perchè si è capito quale sarebbe il loro bene, ma ci si scorda del fatto che il proprio bene lo si può fare esclusivamente da soli e quello che facevi per aiutare finisce per fare danni. Nonostante la mia ignoranza sulla situazione però, andavo avanti, convinta che sarei arrivata.
Ricordo il giorno in cui mangiare della carne cominciò davvero a crearmi dei problemi di Coscienza, non so perchè, del resto animalista lo sono sempre stata, eppure solo in quel momento ho intuito davvero il dolore di chi moriva per il piacere del mio palato. Ricordo che nonostante fosse una tortura (e a volte lo è ancora), ho smesso di mangiarne. E non è una rinuncia anche se mi piace molto e la desidererei a volte. Oggi la rinuncia è quando cedo e la mangio. E’ lì che sto rinunciando a causa di un desiderio a comportarmi come vorrei.
Ricordo le critiche, le prese in giro di chi non seguiva il mio percorso, non mi toccavano affato, non mi offendevano nemmeno. Forse le capivo. Capivo la difficoltà. Non potevo non capirla perchè io stessa a volte mi dicevo "ma chi me lo fa fà…."
Ricordo tutte le volte in cui gli insegnamenti mi hanno troncato le gambe facendomi ricordare che il punto d’arrivo (se c’è) non era poi così vicino.
Mi ricordo di un anno fa, quando tramite le parole del mio Maestro (il mio ottimo Maestro), mi sono vista davvero e ho scovato tutte le mostruosità di me stessa che prima erano nascoste nell’imperiosa idea di essere nel giusto. Ricordo che in pochi capivano cosa stavo facendo, ricordo chi cercava di consolarmi dicendomi che il mea culpa alla quale mi ero sottoposta era esagerato. Non lo era affatto, dovevo farlo. A volte continuiamo imperterriti a sbagliare non per cattiveria, ma perchè non lo vediamo il nostro errore. Se qualcuno ce lo mostra è giusto correre ai ripari, tutto qua. Per ridare ciò che abbiamo tolto.
Lo ricordo bene quest’ultimo anno, lo ricordo perchè da quell’enorme caduta mi sono rialzata dando realmente la mano al Dharma e cambiandole davvero le mie pericolose abitudini. Rendendolo reale e vivo quel mea culpa che tanti non capivano.
Ed è stato fantastico. Impegnativo si, ma fantastico. E non doloroso, impegnativo, la differenza è stratosfericamente enorme.
Ricordo un anno sereno, pieno di sicurezze, pieno di verità. Nonostante la mia vita attraversasse un periodo molto molto difficile.
Ricordo anche l’ultima di caduta, la più recente, quella in cui ho visto alcuni dei miei più profondi e nascosti vizi mentali, alcuni di quelli che ormai fanno così tanto parte di me, che scovarli diventa davvero un’impresa. L’esperienza precedente però mi aveva insegnato che conta solo rialzarsi ed andare avanti.
Ricordo tutte le persone che occupavano gli spazi che ora sono del Dharma, le ricordo e le ringrazio, senza però sentirne la mancanza. Va bene ciò che c’è.
Oggi mi guardo e vedo la serenità, quella libera da paure. E non mi sembra così strano emozionarmi tanto perchè i miei uccellini hanno fatto le uova, non mi considero una pazza perchè sorrido un’intera giornata se vedo le piante in giardino che stanno bene. E non mi sento un’aliena perchè non ho desiderio di buttarmi nelle passioni o nella mondanità. Non mi manca la mia vita di prima, non mi manca quel via vai di gente e di passioni, anzi, mi chiedo sempre più spesso cosa se ne faccia la gente di tutto questo. Mi piace vivere ciò che arriva, mi piace essere finalmente affacciata a quel famoso davanzale…
C’è chi si preoccupa per me, per quella che vede come solitudine, ma non mi sento affatto sola, mi sento semplicemente più appagata e serena. Io ho me. Ho la compagnia della mia presenza costante, e le poche menti che ancora mi aleggiano intorno lo sanno: Daria non è sola.
Lo so, non capirete a fondo ciò che scrivo. Spesso non lo capisce neanche chi lo prova, o il nostro Centro sarebbe gonfio di persone.
Invece continuano a scappar via le anime spaventate che trovano stupide giustificazioni alla loro rinuncia. Spariscono nel nulla rifugiandosi in quel mondo di pensieri che credono ricco di piaceri dimenticando troppo spesso che il piacere porta inevitabilmente con sè anche il dolore.
Bè, ho sempre pensato che il giorno in cui avrei potuto continuare da sola sarebbe arrivato con modi decisi, senza che io avessi dubbi.
Oggi, in un angolo dentro me sento che questa scelta avrebbe in sè ancora un briciolo di superbia, rubato all’umiltà di farlo completamente col cuore.
O forse è solo la piccola paura di non riuscire a vedere per conto mio cose che finora mi ha mostrato qualcun altro.
Non so, non so.
Mi aspettavo qualcosa di certo, un pò come la sensazione che ho avuto per la carne.
Probabilmente una guida mi serve ancora.
Per ora è questa la mia risposta onesta.
A luglio chissà…
Shanti!!!
Credo che la guida di un maestro sia indispensabile per chiunque, e credo che ognuno sia libero di scegliere i propri, non ricordo se ne parlavo con te, comunque credo che al di là di chi ci guida, tutto sia un insegnamento l\’importante è saperne trarre le giuste conclusioni, chi non ha mai sbagliato? errare è umano è riconoscere di aver sbagliato, avere la forza di non pentirsi ma il coraggio di andare avanti che ci aiuta ad essere migliori..
Me lo dissi tu che quando si arriva a comprendere qualcosa la si comprende indipendentemente da chi ce la mostra, uno sconosciuto, un bambino, un gioco, un film, un libro, una poesia, una musica, una parola o il silenzio…quando si è pronti per ricevere e per rigenerersi, si è pronti ad ascoltare e a proseguire.
Crescere da soli non credo sia possibile, tutto si poggia sul fianco dell\’altro perchè l\’uomo senza un confronto, senza una relazione sana, senza comunicazione, senza la volontà di uno scambio di esperienze è spento, perchè solo.
E\’ solo che di questi tempi è molto molto difficile comprendersi, impossibile avere il tempo di passeggiare insieme o di sedersi e restare a conoscersi di più, abbiamo forse perso l\’abitudine di venirci incontro o di guardare nella stessa direzione..
Avere un maestro è cosa saggia, soprattutto se se ne riconsoce la necessità e l\’onestà, necessità di sentirsi guidati e necessità di non sapersi incompresi…anche se dovunque si va, dovunque si gira e ci si trova c\’è sempre qualcuno che dona un pezzetto in più e così sai che al tuo maestro può raccontare che tutti sono una inesauribile fonte d\’insegnamento.
E\’ vero quello che dici.
Il punto è capire se si è pronti ad avere esclusivamente Maestri "passivi", Maestri che inconsapevolmente fanno qualcosa per la tua Comprensione.
Bisogna guardare la luna, non il dito che la indica, è vero. Ma se il tuo scopo è sinceramente guardare la luna, allora il dito servirà davvero solo ad indicarla.
Ovviamente fino al giorno in cui si è ormai così portati a guardare la luna, che non si fa neanche più caso al dito.
vera questa cosa…guardare lontano, vedere la luna senza soffermarsi sul dito, anche perchè se ci si sofferma sul dito siperde la bellezza della luna….ma credo ancora che sia bellissimo poter vedere la luna e saperla indicare anche agli altri…e c\’è chi sa farlo, chi invece lo fà e non lo sa…tutto è nell\’occhio di chi guarda, e nella volontà di chi si lascia guidare a vedere e viceversa…